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Home > Marche > San Benedetto del Tronto, un’area verde al Ballarin. L’archistar Canali al lavoro

San Benedetto del Tronto, un’area verde al Ballarin. L’archistar Canali al lavoro

Il vecchio stadio divide gli animi in città, confronto con le associazioni. L’Amministrazione: "L’area è bloccata da anni, è il momento di decidere"

24 Maggio 2022

San Benedetto del Tronto – Una città smart non è solo una città digitalmente e tecnologicamente organizzata ma è una città dove la digitalizzazione e la tecnologia sono utili ad innalzare la qualità della vita. Per raggiungere questo scopo occorrono servizi accessibili a tutti e partecipazione oltre che efficientamento energetico e aree verdi.

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Tutti elementi che a San Benedetto del Tronto si riscontrano da anni, si dibattono oggi e probabilmente si discuteranno ancora domani, in una struttura in particolare, una struttura alla quale i sambenedettesi sono legatissimi, alla quale non vogliono dire addio, nonostante sia ormai un rudere nel bel mezzo della città in un’area strategica per qualsivoglia progetto, soprattutto se si parla del porto che è lì adiacente.

A San Benedetto la nota dolente resta il vecchio stadio F.lli Ballarin. Inaugurato nel 1931, fu denominato campo sportivo del Littorio, e nel 1949 ai fratelli Ballarin, calciatori del grande Torino, vittime della tragedia di Superga. Lo stadio sorge a pochi metri dal porto, nella zona nord della città.

Il 7 giugno 1981, poco prima del calcio d’inizio dell’incontro Sambenedettese-Matera, si sviluppò un incendio in curva sud originato da una coreografia di cartoncini che andò a fuoco. L’incendio causò la morte di due ragazze, Maria Teresa Napoleoni di 23 anni e Carla Bisirri di 21 anni. Vi furono inoltre 64 ustionati di cui 11 in gravi condizioni e un totale di 168 feriti. Una storia che non può essere dimenticata. Una ferita ancora aperta nel cuore dei sambenedettesi.

Cosa fare, dunque, del vecchio stadio? Se ne parla da anni. Il Comune, oggi, ha a disposizione 2.440.000 euro dal bando Pnrr ’Sport e Periferie’ e 450mila euro della Fondazione Carisap per la riqualificazione della curva sud. L’attuale Amministrazione ha coinvolto l’archistar Guido Canali. Esperto nella smaterializzazione dei volumi, l’architetto, ha già fatto capire che vorrebbe demolire la Curva Sud per ridistribuirne la cubatura in una soluzione a impatto zero sul panorama marittimo.

La destra consiliare non è d’accordo, perché considera la Curva Sud un manufatto da conservare, e continua a proporre il progetto promosso da Curva Nord Massimo Cioffi e dall’associazione dei tifosi Noi Samb. L’elaborato di Noi Samb, opera dell’ingegner Cristiano Silvestri, prevede il mantenimento del manto erboso per la quasi totalità della superficie, l’abbattimento delle tribune nord ed est, lo spostamento della viabilità lungo la fascia orientale dell’impianto, il mantenimento e la ristrutturazione della curva sud ed infine la creazione di un’isola pedonale ad ovest.

La curva sud verrebbe abbellita e, al suo piano terra, si troverebbe posto per un museo della Samb e negozi. Infine, in via Morosini sorgerebbe un’isola pedonale e una corsia per i veicoli dei residenti. A completare il muro littorio verrebbe costruita una galleria per piccoli eventi.

Ora la questione è nella mani dell’archistar Guido Canali, che, come ha anticipato il sindaco Antonio Spazzafumo, si consulterà con le varie associazioni cittadine, prima di ridisegnare l’area. “L’idea – ha detto ancora il sindaco – è quella di un’area verde, niente cemento”. Il progetto definitivo è atteso entro novembre.

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